Tra il tifoso “Orlando furioso” e l’allenatore “Orlando innamorato e confuso” vince ancora una volta la critica della ragion pura della Società.

 

L’avviso è d’obbligo… armatevi di pazienza, perché stavolta faremo notte.

 

Qualcuno si starà facendo svariate domande sul titolo, evocativo, di questo pezzo.

 

Se fossimo a Roma direbbero: “Ma ce stai a pja per culo? Hai visto cos’è successo ieri? È finita, ahò! Anvedi, nemmeno ar mercatino delle purci se magnano sto schifo!”

 

A parte che la vera domanda che dovremmo porci (e qui i suini c’entrano ben poco) è: “Ma da quando è andato via Ivan Juric… è mai iniziato qualcosa?!”.

 

Eppure… non è questo il punto.

 

I tifosi… bella razza, certe volte.

 

Uno fa una cosa, due fanno una cosa, tre fanno la stessa… tutti devono omologarsi, per sentirsi normali.

E ancora mi chiedo… è corretto o no, che ci debba essere un criterio logico nel farle?

 

No, in Italia non è corretto… l’unica cosa che conta è far ciò che fanno tutti, giusto o meno che sia.

Altrimenti?

Altrimenti ci arrabbiamo e pure furiosamente… senza senno, come un Orlando moderno che inizia a distruggere la qualunque, senza fermarsi a riflettere per un istante.

 

E allora… vai col liscio!

Ci vogliono 10 anni all’Internazionale per capire che il problema non era il fare a gara a chi stava spendendo di più, per avere doppioni, triploni e (per far rima) autentici bidoni (in campo).

La soluzione del caos, a sentir tutti, era trovare qualcuno che finisse per ovicic, aal, nho, usus o chissà quale altro dannatissimo cognome esotico da piazzare (sulla panchina).

 

Eppure… è bastato semplicemente chiamare un normalizzatore italiano, qualcuno che da sempre ha mangiato pane e panchina per davvero, qualcuno che per esigenze di mercato e vergognosa anti-meritocrazia italiota, ha mangiato anche la polvere e si sarebbe accontentato di poco.

 

Morale della favola: l’Internazionale finalmente realizza nella mente la cosa più logica da fare con immediatezza, contro ogni senno popolariccio.

Ignora la stampa e fa filotto, bingo, strike, vendendo i suoi inutili bidoni (su indicazioni chiare e precise del nuovo arrivato) e mandando altrove i suoi giovanissimi (anch’essi inutili, per ovvi motivi), a farsi le ossa, finendo con l’incamerare punti su punti.

 

Invece di spendere a caso come fanno tutti, perché lo fanno tutti, ha unito l’utile al dilettevole (risparmiando e risolvendo i suoi problemi) e ricominciando da dove davvero si dovrebbe iniziare nella vita e nella società: andare controcorrente, come vuol fare questo insano, folle, articolo.

 

E allora, cribbio, fermiamoci a riflettere per un istante… almeno per un istante, cari amici crotoniati.

E per una volta, ogni tanto, facciamolo con dati di fatto inequivocabili e non con elucubrazioni astratte, manco fossimo da Barbara D’Urso.

Insomma… con un italiano shakerato… scendiamo in campo… anche noi.

 

Il Crotone non ha fatto mercato?

Ebbene… la cessione di Palladino è mercato.

Il Crotone cede e non compra?

Ma la cessione di Salzano è un miracolo (grazie Signore, grazie! Graaaaazie!).

 

Vogliamo sproloquiare, allora, sull’intera stagione di Palladino, o continuiamo a soffermarci soltanto sulla gara contro la più inerme squadra della Serie A ammirata allo Scida?

 

Guardate che per essere così inconsistenti come l’Empoli, rispetto a tutte le altre, ce n’è voluta per davvero, viste le reali abilità e capacità, analizzate dal vivo dalle altre rivali, che non sta rispecchiando affatto quella dei nomi stampati su delle magliettine.

 

Le stesse magliettine che tanto fanno danni, generando quei problemi da cui il sistema vorrebbe liberarsi.

 

Difatti, questo strano Paese, in ogni dove (magari fosse solo nel calcio, sai che sollievo!), vorrebbe essere curato dal suo stesso dannato virus: quell’informazione malata che prima genera le Internazionali di cui sopra, per poi, dopo, persino lamentarsene.

 

Società compra Kondogbia, supera il rivale a cena, alza la posta!

 

Passa manco un mese e: “Ahahaha! Che fessi hanno comprato Kondogbia, che con quei soldi mi sarei trasferito alle Maldive a vita, alla faccia vostra!”

 

Un crogiolo penoso di polvere mischiata al nulla, dati di fatto assenti, marketing a gogò, laddove il niente strepita, ripetuto fino alla nausea.

 

E allora, se qualcuno avesse ancora dei dubbi, sulle avversarie tristi incontrate volta per volta fin qui, andiamo a rispolverare le fantastiche (!), meravigliose (!), portentose (!) prestazioni del Bologna o del Chievo.

Eehhhm… mio Dio, no… lasciamo perdere!

Oppure fatemi rimuginare sui preziosi tagli (per gli spettatori dei distinti), offerti da Marechiaro (ooooh!) Hamsik, uscìto esterrefatto per gli scroscianti applausi (“ma questi che stanno a ddì? Ho giocato meglio a bocce ieri in ritiro!”).

Altrimenti, fatemi sognare con la caccia alle quaglie oltre la curva, quelle imperdibili mete realizzate dai grandi eroi della Sampdoria, oh grande Giove, vorrei viverle ancora… peccato che stavamo giocando a calcio non a rugby.

E allora sììììì!!!

Fatemi ritornare ai momenti in cui il portiere della Nazionale inglese, sebbene i compagni avessero un’evidente, anonima e bruttina maglia bianca, continuava imperterrito a rinviare il pallone sui piedi dei nostri attaccanti… stupendo nostro Torino!

 

Guardate che in questo scenario mediocre, ci vuole veramente fegato a immaginare un Empoli ancora più scellerato (che, a confronto, la Pro Vercelli, anch’essa purgata da Stoian e mi perdonino i suoi tifosi, l’anno scorso pareva il Real Madrid).

 

E così, nella magica gara di domenica, Palladino, riprendendo il nostro discorso, ha finalmente deciso di non passeggiare in campo, impiegato, dopo un’infinità di partite, in una porzione di campo più consona al suo mestierare.

 

Ci voleva tanto a farlo giocare dove doveva?

Ci voleva tanto, per l’addestratore, a trovare l’elefante sulla spiaggia, messo in bella posa sotto al suo naso?

 

Eppure qualche maligno avrebbe dovuto chiederselo: “ma non è che si è messo a correre un po’ di più, per dimostrare a qualcun altro che avrebbe potuto prelevarlo con tranquillità?”

 

E pigliatevelo allora!

Perché la memoria (questa sì, di un vero elefante), dovrebbe essere peculiarità essenziale per il tifoso con un po’ di senno.

Ma si sa, quando l’Orlando divien furioso, il senno non c’è più.

 

Quali dati di fatto dovremmo evocare questa volta?

 

Cominciamo dai danni diretti?

Da Bologna, dove lo 0-0 è garantito, ma l’assist all’avversario (Dzemaili-Destro, due a caso) lo sblocca in vantaggio dei felsinei?

O godiamo sulla prodezza di Udine, a un metro dalla porta, con conseguente gabbiano abbattuto?

 

La lista sarebbe troppo lunga, per carità: “ué paisà. pjgliatevi il telecomando e iamm bell, rippassatevi e’ppartite alla televisione!”, direbbero nella sua Campania.

 

Finito coi danni diretti, vogliamo parlare dei danni indiretti?

Il fatto che, una sua imposizione totale sulla squadra, abbia permesso a gente come Stoian di non poter esprimere il proprio valore, quando, chi lo sa… col senno del prima (che quello del poi non serve), avrebbe potuto apportare benifici nelle gare più semplici da affrontare?

1) Perché vedete, questa domenica qualcuno si è concentrato un po’ troppo sul buon Palladino, ma l’Empoli lo si è domato proprio grazie a Stoian (prima) e Falcinelli (dopo), e soltanto in seguito possiamo iniziare a segnalare anche l’unica vera buona prestazione del numero 7.

2) Perché vedete, la partita contro il Pescara è stata vinta su assist del rumeno per Ferrari, altrimenti apriti cielo, saremmo già a cercare la via di ritorno per La Spezia!

 

Il rumeno è stato ridotto a fare straccetti indisponenti di partita (che qualcuno leggendo wikipedia, definirebbe presenze), segnando persino come a Cagliari, oppure ridotto, dicevamo, ad andare a sbattere contro i terzini strutturati della Lazio, per poi fare panchina contro il Bologna (Nalini… eeeh?!), dove magari sarebbe potuto veramente servire.

 

Sarò lungo, sarò prolisso, sarò noioso, ma ce n’è bisogno, perché è facile essere furiosi quando invece ci vorrebbe concretezza… e soprattutto… MEMORIA.

 

Torniamo al mercato.

Qual è il miglior acquisto del Crotone?

Le cessioni dei peggiori (nei danni diretti e indiretti provocati).

Definiti peggiori per dati di fatto inconfutabili e non per antipatie personali o simpatie per dei nomi stampati su delle magliettine.

 

Qualcuno si stava mettendo a piangere persino per la vendita di tale Tonev, che, boh!, si è aggirato per mesi negli studi televisivi di chi l’ha visto? e lo ha fatto soprattutto quando era in campo, piuttosto che quando non lo è stato più.

 

E se parliamo di mercato reale… ma insomma il Crotone ha acquistato o no?

Il ritorno di Mesbah vi dice nulla?

Qual migliore acquisto di questo?

 

E allora vediamola sta rosa, vivisezioniamola, anzi, questa squadra che ha fatto tanto nostra dimensione, analizzandola con i dati di fatto, invece che con le chiacchiere dei vari 90° minuto.

E… sì!

Li ricordo bene i 90° minuto, quando un paio di anni fa, senza capire un tubo della situazione, al cambio dell’allenatore,ci diedero per spacciati e invece arrivò Ivan il Grande a fare semplicemente quel che si poteva e si doveva fare diverso tempo prima… del risultato che ne conseguì ne stiamo parlando ora, ma a sentir parlare i soloni della Rai, oggi avremmo dovuto rigiocare contro il Monopoli.

 

Da secoli, questi grandi mediatori del tubo catodico, sulle cosiddette provinciali parlano a vanvera, distrattamente, senza essere sul posto, senza valutare nulla fuorché quegli stessi nomi stampati sulle magliettine.

 

FalcinellO?

“Ma vaaaa… è scarso, meglio Quagliarella, costa il triplo… e poi che deva fa con quel taglio di capelli?”

Un mese dopo: “Ventura, pensaci… Falcinelli è da nazionale!”

Questa è la televisione italiana… e tenetevela stretta se volete… io… passo!

 

Tocca a noi, invece, aprire le danze sulla scarsa rosa del Crotone.

 

Cordaz-Festa: chissà come c’invidiano le altre.

 

Rosi-Sampirisi: vogliamo piangere o godere?

 

Ceccherini/Ferrari – Claiton/Sampirisi/Dussenne: ma davvero dovevamo prendere Ely o Ranocchia per migliorare la situazione in panchina?

No, perché… acquisire le prestazioni di Chiellini fino a giugno era un tantino più complicato, eh… in caso contrario, mandatemi una e-mail, grazie.

 

Mesbah-Martella: la Coppa d’Africa per il primo è finita… ecco il nuovo acquisto del Crotone, già in forma e in grande spolvero.

 

Barberis-Cristetig / Capezzi-Rohden: “Oh no! Hanno venduto Gnahoré, è un’ingiustizia!”

Ma povero, piccolo Eddy, ora ve lo chiedo io in romano e me metto pure a piagné: “ma me state voi a pja per culo a me, che so mesi che nun lo poss’ammirà sur campo?”

 

E vuoi vedere finalmente che, se manca qualcuno o qualcosa, Rohden si approprierà del suo ruolo naturale e sarà la volta buona che ci verrà da sbattere la testa al muro?

 

Stoian-Acosty-Tonev-Nalini e di Palladino abbiamo già abbondantemente discusso: anche qui, finalmente, sono finiti i drammi dell’equivoco: gente che potrà correre (e Acosty corre!) dove deve.

Su questo punto, che dire?

Che Dio ce la mandi buona… anche perché, in effetti, c’era una piccolissima, remota, possibilità… ma poi alla fine è risultato troppo difficile portare qui Neymar Jr., pur di non fare infuriare il popolo!

 

Falcinelli: vabbé, ogni giorno che passa… si acquista da solo.

 

Trotta-Simy: e qui ci sarebbe da discutere all’infinito.

Cominciamo pure.

 

Cosa desideravate, signori miei?

Lapadula o La…vatrice Maxi Lopez?

Meglio Suarez o Higuain, vero?

 

No, perché nell’ordine sono usciti: Lamantia (eeeh?!) o come cavolo si scrive lui, Ganz (fotocopia di Falcinelli, peggio mi sento, già c’è casino per il niente), Maniero (stringi i denti e passa avanti), Acquacalda, Acquafresca (Mogol e Battisti pure) e prima ancora Floccari (però noi vogliamo i ggggiovani), e poi Nené Teté Tiritè.

Ooooooh, ma ci svegliamo o no?!

Ma a ‘sto punto mi tengo Trotta e Simy alla cassa, grazie, che la differenziata a Crotone è diventata una chimera.

 

Lasciate che a quei nomi ci penseranno (forse) l’anno prossimo (forse) se andremo in Serie B (forse).

 

E insomma, mentre l’Orlando furioso impreca, qualcuno dovrà pure iniziare a ragionare, in questa città dolente.

 

La verità è che l’unico calciatore che poteva e doveva arrivare, che poteva e doveva servirci… era Ante Budimir.

Lo sanno anche le pietre.

Non per il salto di qualità che, in sé, con il gioco praticato fin qui, sarebbe rimasto un solenne punto interrogativo sull’economia di squadra (visto che il centravanti finora è stato costretto a fare l’interditore aggiunto, e se avanza tempo e spazio, pure il centrale difensivo).

 

Budimir sarebbe servito, piuttosto, per ridare linfa, un po’ di entusiasmo alla gente scoglionata e demotivata sugli spalti.

 

Il punto è: il Benevento ha offerto un cifrone… e ci risulta che Budimir sia rimasto a Genova.

Dunque, pur tenendomi lo stesso, identico, amaro in bocca di voi tutti, vi invito, però, a riflettere su questo che è l’unico dato di fatto che incombe su quel che poteva essere e non è stato.

 

E allora proviamo questo Kotnik… hai visto mai che esce una sorpresa dall’ovetto invernale?

Altrimenti… come prima, più di prima, basta rileggere fin qui.

 

E già, quel che poteva essere e non è stato, dicevamo.

 

 

 

Perché se il tifoso senza memoria è furioso, qualcun altro finora è stato abbastanza confuso.

Confuso e felice per le sue belle passerelle in giro per l’Italia, mentre tutti noi ci siamo divorati il fegato.

 

Abbiamo trovato la quadra, si sostiene a Crotone di continuo e a 90° minuto.

A febbraio.

No perché, vedete, cari amici miei, la gara contro il Pescara dovremmo pure ricordarla.

E pure quella contro il Bologna.

Il centrocampo assurdo, imposto a migliaia di poveretti per dieci infinite partite, dovremmo pur tentare di rammentarlo.

Così come il mancato dualismo, di cui si diceva prima, Palladino-Stoian.
Piuttosto, per come è stato impiegato il buon Raffaele, invece che regalarlo al Genoa, avremmo dovuto chiedere lo scambio con il Frosinone, per riavere indietro Mazzotta.

 

E delle suddette lacrime per le convocazioni di Gnahoré ne vogliamo parlare?

Del favoloso cambio (mancato) a Sansiro, sponda rossonera, di Trotta-Beckenbauer ne discutiamo?

 

Per carità, fermatemi coi dati di fatto, altrimenti vi ricoverano in qualche reparto oculistico o psichiatrico a furia (furiosa) di leggermi.

 

A tutti sembra che il campionato sia cominciato nella partita contro il Genoa, quando finalmente, dannatamente e forzatamente, il Crotone ha iniziato a giocarsi il suo destino, contro ogni illusoria quadratura… trovata… col piffero!

 

Ma il campionato, signori miei, non è cominciato a febbraio 2017.

Il campionato è cominciato ad agosto 2016 e ne abbiamo passate così tante che l’Empoli (quell’Empoli, oh mio Dio!), ci sta sovrastando, mentre a 90° minuto se la suonano e se la cantano, continuando a non capirci niente e generando Internazionali su Internazionali.

 

Siamo stati costretti da una classifica vergognosa per le potenzialità di questa rosa (con tanto di ulteriore rima!), per far sì che l’Orlando innamorato e confuso trovasse un pizzico di orgoglio e ci facesse respirare.

 

Finalmente, dopo mesi, ha smesso di mettere l’intero corpo aziendale di Romano, Simet e Federico dinanzi a Cordaz (perché altrimenti le avremmo perse tutte… perdendole ovviamente tutte, anzichenò!), cominciando a far finta di palleggiare con una sfera di cuoio.

Miracolo!

4 punti in 2 partite e prima trasferta di Genova alle spalle.

 

Finora, infatti, in questa assurda e lunghissima sequela di lettere, si è parlato di impiego dubbio delle risorse (di “se” e di “ma” dovuti), ma per carità facciamo notte, se cominciamo a parlare anche di tattica spicciola come si fa nei bar, dal parrucchiere o al dopolavoro.

 

Abbiamo discusso in romano, in napoletano e passiamo al crotonese allora: “figghicè, ma tu manci e ti scordi?”

 

Questo Crotone (e l’attuale mercato di questo Crotone), è figlio di una situazione drammatica, che trova le sue radici nei reiterati e osceni errori del suo allenatore, che non si possono cancellare magicamente ORA, con un coup de théâtre (pure il francese, e vai!), perché fa comodo a tutti gli Orlandi furiosi del caso!

 

Guardate che il presente viene dal passato.

Così… come il futuro dipenderà dal presente.

 

E nel futuro del Crotone sono rimaste letteralmente invariate… le stesse, identiche, potenzialità della squadra che ha spezzato le reni all’Empoli (che, manco a farlo apposta, ha pure gli stessi colori della bandiera greca), dimostrandosi 3 volte più forte della squadra toscana.

 

E tutto questo lo si dice senza pregiudizio, senza fissazioni, con tranquillità e coscienza, senza simpatie, senza antipatie, ma soltanto per fare cronaca, con dati di fatto alla mano, non con le fantasie di un popolo nevrastenico che rasenta illogica e smemoratezza.

 

Il Crotone di oggi (e di ieri) non soltanto rimane (e rimaneva) più forte dell’Empoli (e tanto ci bastava per salvarci), ma ritroverà un Mesbah in più (hai detto niente) e la fine dell’equivoco Palladino, da cui si può soltanto trarre giovamento, se ne saremo capaci (hai ridetto niente).

 

E proprio su Palladino ne sono state dette tante, a volte uscendo fuori dal seminato.

 

 

Personalmente sono stato orgoglioso di poterlo sostenere, ma perdonatemi, perdonami anche tu, caro grande Raffaele… messo lì a fare Cafu misto Roberto Carlos… per carità… no… non ci servivi: Mazzotta… dove sei?

 

E qualcuno qui è troppo furioso per capirlo.

 

Speriamo pure, arrivati a questo punto, che qualcun altro, invece, smetta di essere confuso una volta per tutte, visto che il danno oramai è quasi irrecuperabile (e chissà perché) e non serviva un mercato da Bari o Pescara per poterlo risolvere, ma da Barcellona, se forse non ve ne siete accorti.

 

E quello no… no davvero… il Crotone non può proprio permetterselo.

 

Chiudo con la solita conclusione, dedicata proprio alla vittima sacrificale Palladino.

 

Un atleta valido, che non meritava di fare alcune solenni figuracce lungo il cammino di quest’asfissiante e martoriata stagione.

Una persona che ha tutta la mia stima come Uomo con la U e come Calciatore con la C… maiuscole.

 

Avrebbe meritato di giocare dove doveva.

Avrebbe meritato di essere sfruttato con un minutaggio più consono all’età e alle sue caratteristiche fisiche e tecnico/tattiche, ma, ahimé, ce ne siamo (vabbé) accorti troppo tardi… anzi… proprio alla fine del mondo.

 

Caro Raffaele Palladino a te e a tutti, dal più profondo del mio cuore, va un sincero, sentito, appassionato…

 

Ad Maiora Semper!

 

Ora va’ e, se ce la fai, illumina il Luigi Ferraris, come quest’anno non sei riuscito (per diversi, tanti, motivi) a far qui.

 

Anzi, come solo Ivan Juric ha saputo farti fare negli ultimi anni.

Eeeeeeeeh (sospiro).

 

Andrea De Marco

Condividi:
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someonePrint this page

1 commento

  1. enzo.squalo in 04/02/2017 il 10:26

    Aaaaaaaah! Che bello! Lungo, ma letto tutto di un fiato e….. meritava!
    Che dire? ci voleva un discorso come questo, che condivido dall’inizio alla fine (sospiro compreso).
    Bravo!

Lascia un commento

Devi essere connesso per inviare un commento.