Meglio un calciatore oggi o… un modulo domani?

 

Mi perdoneranno i geni del marketing, ma non starò qui a pubblicizzare dei prodotti.

Nonostante tutto, mi ritrovo costretto a fare una piccola citazione.

 

Da qualche tempo, un noto chef italiano, ha cominciato a dare delle indicazioni per rendere straordinarie delle ricette comuni, invitando a usare degli ingredienti basilari che, però, in determinate occasioni, nessuno avrebbe inserito nei propri piatti.

 

“E se per stupire… bastasse un uovo? E se per emozionare… bastasse un semplice pomodoro?”

 

Diciamoci la verità, attualmente la società occidentale è parecchio stereotipata.

 

Siamo tutti immersi in ingranaggi tanto precisi quanto cavillosi, al vaglio di pignolerie insormontabili, e abbiamo dimenticato cos’è il coup de theatre, il preziosismo, il tocco da maestro… per indirizzarci su ciò che dovrà essere subordinato a degli schemi netti e invalicabili.

Il tutto ci è stato imposto nella mente, per permetterci di velocizzare i tempi d’esecuzione, restringendo gli spazi professionali, nell’ambito di un lavoro standardizzato.

In tal modo, nessuno potrà arrogarsi il diritto d’inventarsi alcunché, laddove le invenzioni altro non sarebbero che letture di situazioni, interpretazioni di una banale realtà, una volontà di migliorarsi che, all’improvviso, nel momento di “rottura” con l’abitudine… diventa genio.

 

Purtroppo, quando questo meccanismo mentale si ripercuote anche nell’esibizione di pure arti contemporanee, come per esempio il calcio, laddove debba diventare esclusivamente l’applicazione di un disegnino su una lavagna… è chiaro che non c’è molto da stare allegri (ehm… allegri/felici… non Allegri… Massimiliani).

 

E quindi, prendete un tizio alto, robusto, combattente, affamato, grintoso, qualcuno con l’eye of the tiger, insomma, a cui mancherebbe soltanto il noto inno di Rocky Balboa che gli suona appresso.

Oltre a un cognome, Ajeti, apponetegli un timbro per la vita professionale… marcatore centrale.

Ebbene… GUAI a spostarlo da lì.

 

Nella vita, Ajeti non sarà più un calciatore e basta… ma un difensore… E BASTA!

A chi dovrebbe importare se quell’uovo, con le sue caratteristiche basilari, fisiche, tecniche… potesse naturalmente servire anche in altre zone del campo?

Non c’è tempo per pensare, per darsi conferme, per esorcizzare le gabbie mentali del nostro quotidiano.

Così, chi è chiamato e costretto a dover standardizzarne i compiti, non potrà fare altro che ripetersi una certezza, sbofonchiandosela fra sé e sé: “se poi sbaglio a piazzarlo altrove… mi abbaieranno contro per una settimana!”

E tutto si compirà banalmentenella sua ovvia routine.

Cari amici, cerchiamo di fermarci in tempo, se possiamo.

E proviamo a chiederci quanto sia ristretto il limite fra le nostre convinzioni anticonformiste e le banalità scolastiche che, giorno dopo giorno, ci affliggono il cervello.

 

 

Prendete un tizio prestante, rapido, sgusciante, potente in fase conclusiva, capace di poter infliggere colpi nei momenti decisivi delle partite.

Oltre a un cognome, Nalini, apponetegli un timbro per la vita professionale… esterno sinistro, seconda punta, ala (…ma non di pollo).

Eeeeh… GUAI a spostarlo da lì.

 

Nella vita, Nalini non sarà più un calciatore e basta… ma un cursore offensivo… E BASTA!

E a chi dovrebbe importare se quel pomodoro, con le sue caratteristiche basilari, fisiche, tecniche… potesse naturalmente essere impiegato come terminale d’attacco?

 

Il dubbio rimarrà sempre lo stesso: “se fallirà… quante reprimende dovrò subire?”

 

Insomma, è chiaro a tutti che per fare arte, non basta più la “rottura” col passato… ma ci vuole anche coraggio tanto coraggio.

 

Ed ecco perché, se prendete un tizio un po’ pazzo, elastico (fisicamente), combattente, convinto e coraggioso… beh… nonostante costui nella vita non avrebbe dovuto fare altro che il portierenessuno potrà meravigliarsi se invece, col passare del tempo, un giorno come un altro, si sia messo in testa di poter diventare un… allenatore.

 

E il Crotone, che in quest’epoca convulsa, è un segno di “rottura” tangibile con tutto ciò che è stereotipato… aveva bisogno proprio di un allenatore così.

Coraggioso, un po’ pazzo, elastico (mentalmente), e soprattutto convinto delle proprie idee.

 

Una convinzione che non è fine a se stessa, che non è furberia spicciola, che non strumentalizza il successo personale, che non strizza l’occhio al sistema mediatico, ma che ricerca esclusivamente il bene comune, per il raggiungimento dell’obiettivo.

Una elasticità (mentale) che non è voglia di stupire a tutti i costi, ma che è… determinazione.

 

Per rendere, ancora una volta, geniale… il banale quotidiano.

Per rompere un altro, l’ennesimo, tabù del calcio italiano… demolendo i suoi stereotipi.

 

Così che a nessuno interesserà più COS’È Ajeti per definizionequanto piuttosto QUELLO che farà e COME lo farà (nell’assoluto rispetto delle doti tecnico/atletiche che Madre Natura ha deciso di donargli).

 

Perché nella vita non dovrebbe esser naturale, l’andar dietro a ciò che ci viene imposto dalla massa (e persino dagli studi!), come delle pecore.

Nella vita, semmai, è fondamentale adattare costantemente le proprie capacità alle più svariate situazioni che, di punto in bianco, potrebbero capitarci.

 

Ecco perché… in fondo… è meglio un calciatore oggi… che un modulo domani.

 

 

Avanti Squalo e…

ad maiora semper!

 

ADM

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