La “nostra dimensione”… quella VERA (analisi semi-accurata del fenomeno Crotone Calcio).


Alla luce di quanto è successo (vedi foto in alto), per conto mio non posso fare altro che proporvi, dopo tanto tempo, una “breve” riflessione.

Quindi, conoscendo la mia logorrea, a chi ha deciso di non cambiare canale, dato quel succitato “breve” (fidatevi proprio), v’invito a prepararvi in loco un bel cuscino, così, in caso d’emergenza, potrete tirar su un bel sonnellino (avete visto che rima?), per poi riprendere la lettura.

Innanzitutto, va compresa e fatta propria la portata EPOCALE di quanto è accaduto sabato sera.

Poi ci si chiede perché a qualcuno, alla fine degli anni ’70, veniva la… febbre.

Purtroppo, non si fa in tempo a fare festa, che da una parte il Mister (meno male che ci sei), ha già strigliato tutti perché non abbiamo fatto un tubo (oh yeah!), e dall’altra c’è persino chi si rammarica perché non avremmo vinto a Milano, o ancora peggio c’è chi crede che il pareggio, in fondo, sarebbe stata una robetta dovuta, data la oramai nota e conclamata“crisi” (?!) dell’Internazionale.

Va bene, su questo ci torneremo in seguito.

Personalmente, non riesco più a rendermi conto di quello che stiamo vivendo, così come in molti, come detto poc’anzi, non riescono più a rendersi conto di quello che dicono.

Ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia a riguardo, perché la situazione andrebbe analizzata in lungo e in largo (caspita, ho di nuovo fatto la rima, tiè!).

Da parte mia, dicevamo, non riesco più a rendermi conto di quello che stiamo vivendo, perché, come dire, mi verrebbe da pensare a caso… che ne so… alla Toscana… ad Arezzo, per esempio!

Ecco… Arezzo.

Mondi lontanissimi dalla Calabria, ridenti cittadine di provincia, collocate in “distretti” ben inseriti politicamente, economicamente, infrastrutturalmente.

Al momento, chi legge, sicuramente si stara chiedendo: “ma mo’ sto tipo che vole, che sta’ a dì? Che c’entra tutto ciò cco’ Brozzovicci e Perisicci?”

E niente, vorrei soltanto farvi notare che l’Unione Sportiva Arezzo, che a modo suo si è costruita un’identità precisa e dignitosa nel mondo del calcio, e che soltanto poco tempo fa, affrontarla per noi sarebbe stato un piccolo sogno (aggiungiamoci pure che quando è successo, si è palesata rivale ostica e difficile da superare), ebbene…  tale Arezzo… la Serie A non l’ha mai vista nemmeno in cartolina.

MAI.

Eh già.

La Serie A, in effetti, è un’altra “dimensione”.

Eeeeeh… queste dimensioni!

Per osare raggiungere il massimo campionato di calcio italiano, infatti, bisognerebbe ipotizzare (ma soprattutto esserne convinti, che è ancora peggio), di poter mettere sotto le diverse e ben attrezzate “Arezzo” di provincia, che hanno un popolo, un desiderio, un sogno e che competono, come ogni altra “concorrente”, sputando sangue pur di poter riuscire nell’impresa.

In fondo in fondo, è vero, fino alla cadetteria, a turno… il calcio può dare spazio a tutti.

Ed è proprio per questo motivo che nel corso degli anni, molti tifosi hanno vissuto una “loro dimensione”, dalle metropoli alle cittadine ridenti, dai piccoli comuni ai paesini felici.

Mi viene da pensare a Castel di Sangro, passando per Alzano Lombardo, arrivando a Fermo e poi via via per le solite Bari, Palermo e giù discorrendo (ma che razza di giro d’Italia mi sono inventato? Va beh… a ognuno il suo!).

Insomma, si diceva che la Serie B può concedersi il lusso di regalare un salto sulla giostra a tante piccole realtà, se non a tutte.

Ma la massima categoria… no.

Signori… la Serie A è un’altra robina.

Questo succede proprio perché, in cadetteria, la competizione cresce in misura esponenziale e se in Serie C la “guerra” si ripercuote nei luoghi di media grandezza, in Serie B ci si ritrova col peso di vere e proprie metropoli a contenderti la gioia, la gloria e la storia (ia ia ia).

E la “guerra” non è guerra per caso, ma viene definita in tal modo perché è costituita dall’insieme di piccole, e grandi, singole battaglie… che bisogna portare a casa per poter arrivare in fondo alla corsa… da vincitori.

In ambito pallonaro, stiamo discutendo di singole battaglie che durano 100 minuti circa, ciascuna.

Il tempo, in quest’ottica, è una dinamica decisiva… perché vincere la “guerra” non potrà mai essere una casualità, se già all’interno delle singole battaglie, quel tempo diventa infinito.

Ma anche su questo ci torneremo dopo (e sono già due, in caso me lo dimentichi, fatemi un fischio).

Ora, se me lo concedete, vorrei proporre un piccolo excursus.

Un giorno, una coppia di fumettisti francesi, decise di mettere su carta (provando a disegnare e colorare) il coraggio, l’audacia, l’insolenza, di un piccolo pugno di uomini che, guidati da uno stregone dell’epoca, il cosiddetto “Druido”, riusciva a mettere in crisi, in ogni singolo incontro-scontro, niente meno che l’immenso Impero Romano guidato da tale Gaio Giulio Cesare.

Quei ragazzi, capeggiati da un paio di baldi giovinotti, di nome Asterix e Obelix, erano i meno noti e sottovalutati Galli, un gruppetto di valorosi guerrieri, che a breve divennero una vera e propria spina nel fianco dell’Impero.

Evidentemente, ai Crotoniati deve per forza piacere la storia, perché la squadra della città Pitagorica, nel tempo si è reincarnata proprio in quel simbolo di unità, di talento, di eroismo… caratteristiche che si possono sintetizzare in un unico termine… Famiglia.

Sono anni, che la frase ripetuta all’unisono da chi verrà qui (piangendo), e dai medesimi che da qui partiranno (versando il doppio delle lacrime), è sempre la stessa: “a Crotone, nel Crotone Calcio, ci si sente in famiglia e per la famiglia si dà tutto quello che si ha in corpo”.

In fondo, cercate di capire, per i nuovi tifosi RossoBlu, e per tutti quelli che non conoscono i Galli calabresi (da non confondere assolutamente con altri tipi di volatili delle vicinanze), il Crotone non è nato con Ivan Juric e con la conquista della Serie A, né esiste da quando l’ha conservata, fino ad arrivare al più recente pareggio di San Siro.

La storia dei Pitagorici è profondamente lunga, a tratti straziante, quasi infinita, ma possiamo aggiungere, senza timore di essere smentiti, che i panni dei mitici rivali del “sistema”, si sono indossati agli albori degli anni ’90, quando la leggenda narra di un piccolo gruppetto di “Druidi”, seduti in un bar, che guardandosi negli occhi e sorridendo, si son detti: S.P.Q.R.

“Sono pazzi questi Romani! Da oggi in avanti li prenderemo a sganassoni!”

Perché, cari lettori di “altrove”, voi che non ne sapete molto, ma ci nominate spesso, dovreste pensare che sono stati in tanti, troppi, a snobbare i Galli calabresi, lustro dopo lustro.

Tanto che un altro eroe del nostro mondo, tale Mohandas Karamchand Gandhi, scrisse anche un trattato che recitava pressappoco così: “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”

E venne il momento della Silana, poi il turno del Locri, poi quello della Juventina Gela Terranova, e poi quello del “ma come si può fare con cotanto Catanzaro in mezzo ai piedi?”, e avanti ancora coi Benevento e i Palermo, e poi i Foggia e gli Arezzo (ricordate?), e infine c’era da stare attenti ai Bari, ai Cesena e agli Spezia…

Eeeeeh… quante “dimensioni”!

Insomma… pian piano “le mazze e le panelle, hanno fatto i figgh’ belle”, così che i piccoli Galli, seguendo la succitata logica gandhiana, sono riusciti ad approdare in questa magica Serie A… da ignorati, derisi, combattuti e… vincitori.

Una Serie A che, come abbiamo detto in alto, riserva gloria davvero a pochi.

Evidentemente, questa storica lezione non è entrata nella testa di qualcuno, che ha avuto l’ONORE di passare da qui, ma che si è parzialmente dimenticato della pozione magica Vrenniana, i “Druidi” della valle Gallica calabrese.

Ed ecco perché, finalmente, ora possiamo riprendere i due discorsi ancora lasciati in sospeso (ve l’avevo detto subito, che la presente sarebbe stata una “breve” riflessione), provando proprio a intercettare gli ingredienti più importanti della mitica pozione magica, che nel tempo ha reso imbattibili, per chiunque, questo gruppetto di guerrieri valorosi.

 

Ovunque, a più riprese, ho sentito dire che l’Internazionale sarebbe in “crisi”.

Ovunque, a più riprese, ho sentito dire che il Crotone sarebbe una squadra “scarsa”.

Ovunque, a più riprese, ho sentito dire che l’Internazionale avrebbe avuto bisogno di fare incetta di campioni, per andare in Champions League.

Ovunque, a più riprese, ho sentito dire (DOPO però, perché a dirlo PRIMA si fa fatica), che il Crotone avrebbe fatto un “ottimo” mercato.

 

Orbene, signori, la logica che fa a pugni con se stessa… e diventa un film da Oscar.

E non dimentichiamoci di quei 100 minuti che riguardano le singole battaglie calcistiche!

Perdonatemi, ma… come promesso, ora faremo quadrare tutti i discorsi.

 

Qualcuno dovrebbe spiegarmi, come può una squadra che NON gioca le coppe (l’Internazionale), affrontarne un’altra che, allo stesso modo, ne è fuori (il Crotone), e attribuire le colpe di un pareggio casalingo (storico per la seconda compagine), al mancato mercato o alla “crisi” di cui si discute dappertutto.

A qualcun altro, che capisce soltanto di logica (e a cui non interessa niente del calcio), verrebbe da chiedersi una cosa sola.

Ma come?

Se l’Internazionale di Milano del glorioso Impero Romano (messa così fa davvero ridere!), è entrata in “crisi” coi suoi Calciatori superpagati, il suo Allenatore strafamoso, le sue gigantensche Strutture ricettive, lo Stadio del secolo, il suo storico Blasone e i suoi milioni di Tifosi al seguito, che la supportano… allora… il Crotone dei PGC (Poveri Galli Calabresi) in quale “crisi” dovrebbe trovarsi?

Ma come?

Se l’Internazionale acquista calciatori dal Barcellona e i suoi tifosi si lamentano, perché non se ne sono aggiunti altri dal Real Madrid… quelli del Crotone che acquistano i propri calciatori dal Paris Sain… ehm… dal Pescara… cosa dovrebbero indire… la rivoluzione?

Insomma… cosa c’entra l’obiettivo astratto della Champions League con la singola partita Internazionale-Crotone?

O meglio… non è che in Champions League ci si arriva, vincendo le singole Internazionale-Crotone, piuttosto che pensare a Sky, Mediaset, Gazzetta dello Sport, Titoloni, Stipendioni, Belle mogli, Subrettine, Stadi, Blasoni e via dicendo (leggi sopra)?

Ed ecco come la ricetta della pozione magica dei Galli, stia assumendo dei contorni più delineati, nel caos assurdo che governa l’Impero Romano.

Popolato da tifosi inferociti che pretendono… i campioni, però dimenticano che alla fin fine sono solamente uomini.

Uomini che non hanno vicino a loro certi “Druidi”… e una Famiglia.

E allora, prendete un luogo ipertecnologico, con grattacieli e monumenti ovunque, super-infrastrutture e divertimenti assicurati… ma poi riempitelo di smog, traffico e criminalità fino al collo.

Vedrete che vi verrà la voglia di scappare, a gambe levate, verso una campagna incontaminata, pur se priva di certe comodità e bellezze.

È questo il punto.

Se ai tifosi interisti gli avessero comprato un Benali, li avrebbero scannati”, perché loro pretendono i… Pastore.

Se ai tifosi interisti un mese fa gli avessero regalato un Walter Zenga… gli avrebbero dato una pacca sulle spalle: “Walterone, ti vogliamo bene, ma per l’Internazionale ci vuole un Zidane”.

Poi, però, dimenticano che i Pastore e gli Zidane, essendo prima uomini che calciatori, potrebbero facilmente “ammalarsi” con lo smog e lo stress della grande city.

Creando inconsciamente le condizioni della cosiddetta (e illogica) “crisi” che, finisce col culminare nel pareggio di San Siro… contro i poveri Galli capitanati dagli esperti “Druidi” Vrenniani.

Quella stessa illogica “crisi” che, stagione dopo stagione, ha pervaso le varie Silane, i Locri, le Juventina Gela Terranova, i Catanzaro, i Benevento, i Palermo, i Foggia, gli Arezzo (ricordate?), i Bari, i Cesena, gli Spezia… fino ad arrivare agli Empoli e a chiudere con la febbre del sabato sera delle Internazionali.

Perché, vedete, nessuna logica potrà spiegare e stabilire come sia stato possibile, in una battaglia di 100 lunghissimi, probanti ed estenuanti minuti, che l’Internazionale, in “crisi” o meno, con tutti i suoi campioni (a discapito dei nostri improponibili “scarponi”, a detta dei molti che ora salgono sul carro), non abbia trovato il tempo e il modo di affondare lo Squalo, trascorrendolo, piuttosto, nell’evitare di farsi azzannare.

In tal modo, ho spiegato le ragioni del perché, da un paio di anni a questa parte, non mi sono ancora reso conto di ciò che sta avvenendo.

Come, in egual misura, molti non si sono resi conto dell’impresa EPOCALE registrata sabato sera dal piccolo Crotone, supponendo persino che una battaglia lunga 100 minuti, fatta di svariate azioni su azioni e di giocate su giocate, DOVESSE finire ALMENO in parità, perché… l’Internazionale sarebbe tuttora in “crisi”.

Lo ripeto ancora… con tutto quello di cui dispongono… se loro sono in “crisi”… noi in “cosa” dovremmo essere?

Il nostro segreto, semmai, è un altro, e ce lo teniamo stretto stretto.

Noi abbiamo i “Druidi” e la celebre ma misteriosa pozione magica… la Famiglia.

Una Famiglia, dove i tanti e valorosi Asterix e Obelix dei nostri tempi, non approdano per via di nomi altisonanti da apporre sulle magliettine, ma grazie al sudore della loro fronte.

Una Famiglia, dove non è importante il valore espresso in Euro, ma quello fondamentale che vive e cresce nella fame e nella motivazione di veri uomini.

Una Famiglia, a cui non interessano le altrui “dimensioni”, ma la propria organizzazione.

Una Famiglia, dove non occorre essere “qualcuno”, ma mostrarsi… umili e disponibili.

 

Questo è ciò che sotto e sovraintende il pluri-citato “modello Crotone”.

Laddove tutti vorrebbero far come il Crotone, ma poi pretendono i nomi sulle magliettine.

Laddove tutti vorrebbero far come il Crotone, ma poi bisogna buttare i soldi dalla finestra, altrimenti non si potrà andare in Champions League (come a dire che non puoi battere il Crotone, con quello che hai già speso, se non compri anche Pastore!).

Laddove tutti vorrebbero far come il Crotone, ma poi ognuno si comporta come gli pare, senza rispetto delle regole.

Laddove tutti vorrebbero fare i Galli… senza avere per le mani la famosa pozione magica.

 

Sudore della fronte, fame, motivazione, organizzazione, umiltà… chissà quanti e quali altri ingredienti andranno messi in questa mitica pozione, che ha permesso a un manipolo di eroi ignorati, derisi e infine combattuti… di farla franca a San Siro, malmenando gli increduli roman… ehm… milanesi.

 

Ed ecco perché, alla luce di questo gigantesco sproloquio col quale vi siete addormentati e risvegliati (non dite che non vi avevo avvisati!), a chi non ha davvero capito l’esatta dote che il Dio del Calcio ci ha affidato per tutto questo tempo, e che da un anno e mezzo è andato blaterando di “nostra dimensione”, inneggiando proprio ai nomi sulle magliettine e agli Euro da buttare dalla finestra (dimenticando lo smog e il traffico della city)da oggi in poi basterà una sola immagine per riassumere e ricordare il “modello Crotone”.

Ecco chi siamo.

Ecco qual è la nostra “VERA” ed “ESATTA” dimensione.

Perché per sopravvivere non occorre spendere a caso o più di tutti… ma ci vuole ben altro.

Comunque vada… è stato… è… e sarà… un successo.

 

Beh, mo’ bbasta complimenti, ca com ha ditt Waltereddr (meno male che ci sei), u sabato ai diciotto vena Gasperini (uno dei “tanti” sconosciuti Asterix passati da qui).

Gian Pié, torna in Famiglia, lassa i punti e iam a n’assittar ara tavola tutt’assem.

 

Avanti Squalo e…

ad maiora semper!

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