Da gandhiani a… derisi.

Davide Nicola è un’ottima, brava, persona.

Alzi la mano chi osa ipotizzare o credere il contrario.

Purtroppo, però, la nostra è una comunità che nella gestione del lavoro ci ha abituati a scindere il risultato… dalle più svariate peculiarità umane.

Tradotto: senza pane, per quanto ti si possa voler bene, si muore di fame.

In qualche modo, senza scadere nell’ipocrisia spicciola, tutto questo si potrebbe anche giustificare.

Nello sport, la distanza fra il far finta di niente e la consapevolezza della realtà universale, si accorcia nettamente, perché gli occhi del popolo sono distanti un centimetro dal ring e finiscono con l’apprezzare, criticare e giudicare… senza pietà.

Nel mondo del calcio, poi, è ancora peggio: la differenza diviene cruda e… crudele.

Ci perdoni il buon Davide, ma finora le abbiamo viste tutte e lui ha impiegato davvero poco per farcele vedere tutte.

Incurante dei propri limiti fino al 31 agosto, con assoluta cautela e pazienza, ogni tifoso RossoBlù, pur temendo il peggio a cui avrebbe assistito (e a cui, difatti, sta assistendo), ha deciso di stringersi intorno a lui e al suo staff.

Il neo-mister pitagorico aveva un buon credito, una carta fortunata dalla sua parte, la tipica chance da giocarsi: l’illusorio noviziato del Crotone in Serie A.

Ciò poteva permettergli risultati persino prevedibili, tentando giustificazioni giornalistiche ai limiti della banalità più esacerbata, e finendo con l’incedere, sul grande palco di Sky & company, come la vittima sacrificale assoluta, di una categoria che mal digerisce i nuovi arrivi dal basso.

Pensava, a questo proposito, che gli sarebbe bastato proferire di nostra realtà… nostra dimensione, per allontanare qualsiasi tipo di mugugno.

E dire che, in ambito generale, il popolo crotonese avrebbe potuto lottare con lui, fianco a fianco, idealmente e tenacemente, alla ricerca futura, in prospettiva, di risultati positivi.

Peccato però che in quella illusoria, si diceva, fortuna, risiedeva pure un’immensa sfiga: il piccolo Crotonino, perennemente ripudiato dalla nazione come un brutto anatroccolo, non è cresciuto a pane e cipolle, ma in realtà, nel corso degli ultimi anni, ha dato lezione di calcio in ogni categoria in cui ha militato.

Battagliando senza risparmiarsi mai, contro tutto e tutti, con il massimo vigore, fin da quando navigava a vista tra i dilettanti.

Sì… perché, per tantissimi “addetti ai lavori”, questa storiella del Crotonino è da un pezzo che prova, inutilmente, a reggersi in piedi: lustri or sono sarebbe stato il tempo delle Silane… poi dei Locri… poi delle JuveventineTerranovaGele… poi sarebbe venuta la volta dei Catanzaro e dei Benevento… fino ad arrivare alla gloriosa attualità, in cui a sculacciarci sarebbero stati le (o “i”) Bari, che invece i nostri Ferrari, Martella, Palladino & compagni (divenuti improvvisamente dei brocchi), hanno rispedito al mittente.

E così, il Crotonino, la sua realtà… la sua dimensione, incurante dei titoloni e dei radiogiornali, dapprima locali poi nazionali, ha messo tutti quanti in riga, in silenzio e col lavoro.

Godendo di risultati incredibili, ma soprattutto di un inenarrabile e irrefrenabile stile di gioco.

Sì… il buon gioco.

Quello che questo allenatore ci ha fatto dimenticare, laddove sono settimane che tutto nasce casualmente e finisce in modo ancora più strano, persino quando il pallone carambola sui piedi del pur bravo Simy, per poi spegnersi lentamente e maldestramente nella porta dei rivali.

Perché, diciamocela tutta, il vero problema di quest’inizio stagione non sono stati i risultati ottenuti fin qui.

Quelli, ahinoi, si potevano persino mettere in conto.

Il vero problema è il (non) gioco.

Forse è questo lo snodo cruciale, ancor prima delle strambe formazioni spedite senza esitazioni sul prato verde, e ancor prima dei suoi cambi incomprensibili.

Il buon Nicola ha perso la bussola, proprio sull’unica opportunità che avrebbe dovuto saper cogliere e sfruttare: in fondo è vero, per le varie Domeniche Sportive noi rappresentiamo il povero Crotonino, ma la nostra Storia ci ha reso… gandhiani.

Il nostro motto, il motto di tutti i crotonesi uniti, infatti, è sempre stato uno.

Prima ci ignorano, poi ci deridono, poi ci combattono.
Poi non c’è più niente da fare… vinciamo.

Oggi il Crotone non soltanto non vince più… ma viene ignorato, fino al momento in cui dovrà essere… deriso.

Tra il primo e il secondo tempo, un telecronista di un emittente inglese ha esclamato, convinto, The nightmare of Crotone doesn’t stop! (L’incubo del Crotone continua!), e dire che noi eravamo partiti da un più classico… da sogno A realtà!

Ebbene, per tentare di ritornare al Sogno, per provare a soffocare quest’Incubo, adesso bisognerà scovare, al più presto possibile, un allenatore di grandissima e comprovata esperienza, nonché di spessore per la categoria, con capacità riconosciute dagli stessi che ci danno per spacciati, ancor prima di cominciare a giocare e che faccia coincidere il suo arrivo, giusto in tempo (o quasi), con la… ehm… rivoluzione Ezio Scida.

Perché per allenare non basta saper parlare, non occorre essere stati dei discreti calciatori e, soprattutto, non conta essere delle brave persone, anzi, quest’ultima cosa, come stiamo appurando, probabilmente non serve affatto.

La sfortuna, nella fortuna di Nicola, è stata una e soltanto una: in apparenza noi siamo il Crotonino, la vittima sacrificale di turno, ma nella realtà, quella vera, il pubblico di Crotone ha battezzato maestri di calcio come Gian Piero Gasperini, colui che ci ha appena impartito una severa e indigesta lezione.

Infatti, proprio così, qualcuno spieghi a mister nostra dimensione che la squadra che ha l’onore e l’onere di allenare, è passata dal professor Gasperini al suo sagace allievo Juric.

Caro Davide, ci dispiace, ma questo piccolo, cauto, umile, paziente, tenace e gandhiano pubblico… di gioco e di calcio ne ha visto parecchio.

Dunque, permettici di insistere: un pochettino, soltanto un poco, di pallone ne capisce.

Passando da Gasperini a Juric, si diceva.

Sì… Ivan Juric.

Quanto ci manchi!

E arrivati a questo punto, se sarà così difficile trovare un allenatore di gran calibro, e visto che ci siam dilettati sia con il maestro sia con l’allievo, perché non provare con… l’alunno?

Magari Alberto Corradi, dopo anni di cura Juric, potrebbe riuscire a far brillare la nostra cara, ma arrugginita, argenteria!

E chissà che, persa per persa, questa battaglia non ci riservi delle sorprese in puro spirito… gandhiano!

Prima ci ignorano, poi ci deridono, poi ci combattono.
Poi non c’è più niente da fare… vinciamo.

ADM

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6 commenti

  1. Novarip in 27/09/2016 il 06:03

    Cutronino è e Cutrinino resterà. Ci vuole esperienza per restare in serie A. Gasperini (poca cosa perché ha fallito con le grandi) e Juric (deve ancora dimostrare tanto) sono un pò pochino per definirsi intenditori di calcio…..Si paga proprio la scarsa esperienza….

    • Andrea De Marco in 27/09/2016 il 18:50

      Vede… qui si accettano, tranquillamente, i pareri di tutti.

      Ma è anche vero che i pareri andrebbero ben motivati e affermare “all’acqua di rosa”: “Gasperini con le grandi non ha dimostrato nulla” o “Juric è senza esperienza”, è fuorviante rispetto all’obiettivo del Crotone, che é quello di dover competere, ALLA PARI, con le altre concorrenti alla salvezza.

      Il discorso, così, diventa molto più semplice e comprensibile: alla luce di quanto visto fin qui, questo “Crotonino”, lo stesso, identico, medesimo “Crotonino” che siamo costretti ad ammirare, con Gasperini o Juric, ad oggi avrebbe almeno 5 punti.

      Lo affermo con cognizione di causa, perché Empoli, Palermo e Atalanta non hanno palesemente dato niente di più rispetto ai pitagorici, se non ordine tattico e disciplina.

      L’Atalanta, è vero, si è espressa meglio delle altre due, ma le ricordo che è rimasta in 10, in una partita da gestire con assoluta intelligenza e dedizione.

      Detto ciò, che poi persino con Ancelotti in panca, avremmo perso a Roma 9-0 (e comunque sarebbe stato tutto da dimostrare), poco ci sarebbe importato, dato che, allo Stadio Olimpico, le imbarcate dei rivali di Roma e Lazio… sono all’ordine del giorno.

      Il problema, dunque, risiede tutto nella mancanza di criterio logico, e razioncinio, di chi decide di valutare i singoli casi, accostandoli l’uno all’altro e miscelandoli come se si stesse cucinando un minestrone.

      Tutti i criticoni di pancia, così facendo, continuano a ripetere, in ogni dove, che il Crotone si sarebbe indebolito rispetto all’anno scorso.

      Ciò è palesemente falso.

      L’attuale rosa, tranne Yao, Ricci (vere incognite, più delle altre, per la Serie A) e Budimir (ok, grossa perdita, niente da dire), è praticamente la stessa dello scorso campionato, ma… c’è un ma!

      Persi i famosi tre, ci ritroviamo in più Dussenne, Rosi, Mesbah, Crisetig, Rohden, Tonev, Falcinelli, Simy e Trotta.

      Non parlo di tutti gli altri, perché con le loro “qualità”, nella massima categoria, rimangono incognite anche loro.

      Un capitale umano impressionante… che ci può tranquillamente far pensare: “è evidente che ci siamo rinforzati!”

      Inoltre si continua a sproloquiare di “livello di Serie A”, quando finora abbiamo giocato contro squadre dalla qualità spicciola più bassa del Verona, che non è nemmeno capolista nella “sua” cadetteria.

      Ciò significa che, Roma a parte, il Crotone non poteva assolutamente permettersi un cammino del genere, contro rivali di tal fatta, con una squadra ancor più forte dell’anno scorso.

      Per logica, quindi, se tutto ciò è successo, il responsabile è UNO e soltanto uno.

      La causa principale è chiara: al posto di Ivan Juric c’è Davide Nicola.

      Semplice… semplice.

      Ma si continui pure a parlare di Serie A, anche se, finora, è come se in Serie A non ci fossimo andati affatto!

      E questo non di certo perché non giochiamo all’Ezio Scida!

      Ma perché i rivali affrontati hanno fatto ridere quanto e più di noi!

      Ecco perché sarebbe bastata la squadra dell’anno scorso, senza rinforzi, con di più, esclusivamente, metà della grinta, del carattere e del gioco di… Ivan Juric per avere la meglio su costoro.

      Che poi abbia fatto, o meno, esperienza contro la Juventus… ma chi l’ha mai richiesto… a chi sarebbe servito?!

      ADM

  2. KR in 27/09/2016 il 07:01

    GRANDE!!!

    Daccordo su tutto, ma è veramente imbarazzante il silenzio del Presidente!!
    Le cose sono due o è letteralmente andato fuori di cotenna cu sa cazzi i tribuna e quindi oramai vive come Paperon dei paperoni nel suo deposito oppure c’è qualcosa di brutto sotto, perchè è inimagginabile pensare che nessuno vada neglio spogliatoio e li prenda a calci nel sedere.
    E’ sotto gli occhi di tutti che questi giocano solo per se e che dello scempio che stanno facendo non gliene fotte un cavolo..e che Nicola non vale a niente

  3. Angelo in 27/09/2016 il 11:55

    Devo dire, purtroppo, che il nostro amato presidente comincia a dover sopportare il peso degli anni. Perchè è assurdo che una società che ha dettato legge negli ultimi tempi per l’oculatezza e la professionalità possa fare di questi errori infantili.
    Prendere elementi che non hanno mai calcato la scena della massima serie, e, peggio ancora, assumere un allenatore con un curriculum da rabbrividire, o si è rimbambiti all’improvviso,. oppure gli obiettivi non sono quelli della permanenza nella massima serie, bensì massimizzare il profitto ( vedi ampliamento dello stadio che poteva sicuramente rimanere quello che era, tranne pochissimi ritocchi).
    A proposito di stadio: tutti coloro che si trovano a transitare da quelle parti, si renderanno conto di come i lavori siano così indietro da dover nutrire moltissimi dubbi circa il rispetto dei tempi ventilati.
    Tutto ciò si è tradotto in una perdita d’immagine così grande da aver oscurato tutto il buono fatto sino a qualche mese fa.
    A questo punto la vedo molto brutta. Salvezza secondo me impossibile, anche nel caso dovesse arrivare un guru del pallone; stadio che dovrà essere smantellato tra meno di due anni; società che potrebbe perdere le motivazioni per forza di cose. E si sa che in questi casi, fare un doppio salto all’indietro non è poi tanto difficile.

  4. Giorgio in 27/09/2016 il 18:27

    Da maggio in avanti la società è stata la cosa più deludente

  5. Novarip in 29/09/2016 il 07:27

    Vede.. è normale pagare lo “scotto”. Quasi tutte le.squadre lo hanno pagato il primo anno in A (cosa ancor più difficile per le calabresi). Per maturare a tutti i livelli (società e pubblico) bisogna restare “nell’olimpo” (lottando per la permanenza in A e per la primozione dalla B) con CONTINUITÀ per un decennio. Poi i palati diventeranno “fini”. Onestamente la cosa più grave é la questione stadio. Il resto lo si poteva preventivare….

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